"Signore attiraci a Te, al tuo Centro infinito
d'eterna vita d'amore!" (Lett. circ. 60.3)
Testimonianze
Silvia Cabrera

Suor Silvia del Buon Pastore

Silvia Cabrera nata il 24 marzo 1981 a Rosario (Santa Fe) Argentina

Questa storia ha la sua origine prima della mia nascita: fin da allora il Signore mi amava e mi chiamava alla vita; poi si susseguirono molti segni del suo amore e del suo invito a seguirlo. Cercai di accoglierli e di capirli, di rispondervi anche senza comprendere molto in molte occasioni. Racconterò ciò riguarda particolarmente la chiamata alla vita religiosa. Ho frequentato la scuola delle suore cappuccine, che si trova nella mia città, Villa Governatore Gàlvez, in Argentina. All’età di 14-15 anni, più o meno, ho conosciuto una religiosa cappuccina di nome Daniela, che fu la mia insegnante negli ultimi anni scolastici. In un primo momento lei mi piacque per il suo modo d’essere estroversa, simpatica, allegra. Guardandola e ascoltandola, si notava che era una suora felice della sua vocazione e in più credo che quello che attirava maggiormente l’attenzione, era la sua giovane età. Molte volte ho desiderato parlarle e raccontarle circa le mie inquietudini a farmi religiosa e di come lei era parte in causa di questi interrogativi, però non avevo coraggio di farlo.

In questo periodo veniva al collegio anche padre Luis Dri (sacerdote cappuccino, parroco della parrocchia “Sant’Enrico”) per confessare le alunne e anche per celebrare l’Eucaristia. Io andavo a parlare con lui e ci fu un’occasione nella quale mi invitò e mi incoraggiò a diventare catechista nella cappella “San Francesco di Assisi” del mio quartiere. P. Luis fu il primo al quale confidai il desiderio di farmi religiosa.

Nel 1997 si organizzò una missione popolare parrocchiale nella quale parteciparono i Padri Redentoristi. La missione era organizzata in maniera che tutte le cappelle del luogo fossero visitate con missionari locali insieme ai sacerdoti Redentoristi. Io mi unii ai missionari che stavano nella cappella del mio quartiere quindi uscivo per visitare le famiglie e anche ad aiutare nella preparazione delle celebrazioni lì e nelle altre cappelle. Credo che in questo tempo di grazia della missione ho sentito il desiderio di voler essere missionaria e che Gesù mi chiamava a seguirlo e a consegnargli tutta la mia vita : Era così forte l’entusiasmo da essere capace di lasciare tutto e andarmene come religiosa. Però ancora mi trattenevano molte paure; la prima e la più forte era quella di dovermi allontanare dalla mia famiglia. In più siccome non avevo il coraggio di parlarne con sr Daniela, non avevo nemmeno la possibilità di conoscere la sua congregazione, avere un’ accompagnamento o fare un’esperienza. Quando io parlavo ai miei genitori e ai miei fratelli delle mie inquietudini, loro non mi capivano e a volte lo prendevano come uno scherzo. All’inizio a mia madre apparve molto difficile e non lo accettava. Mi diceva che io potevo continuare a servire Dio senza il bisogno di farmi suora. In realtà lei sognava che la sua unica figlia femmina si sposasse con l’abito bianco. Con il passare del tempo mia madre e il resto della mia famiglia compresero e accettarono la mia vocazione.

Il desiderio di conoscere la volontà di Dio sulla mia vita mi portò a cercare per diverse strade : la preghiera incessante, chiedendo la luce e il coraggio necessario per rispondere ( visto che vedevo anche la possibilità del matrimonio), il lasciarmi accompagnare dai frati cappuccini, la necessità di fare un ritiro spirituale per cercare di ascoltare Dio.

Feci questi tentativi che non ebbero il risultato che speravo. Per esempio quando feci il ritiro ignaziano parlai con la suora che guidava gli esercizi e poi non mi avvicinai nuovamente; In realtà in questo ritiro scoprii che la mia spiritualità era francescana: Fu un momento molto illuminante. Per lo meno di una cosa ero certa : del mio essere francescana.

Un’altra cosa che successe fu quella di un frate cappuccino che mi diede la direzione di una suora francescana nella città di Buenos Aires. Io le scrissi senza però ricevere risposta. Il tempo passava e non incontravo nessun segnale che mi desse maggior chiarezza, molte volte sentivo che il Signore non mi parlava; persino arrivai a pensare che tutto mi dimostrava come la vocazione religiosa non fosse per me.

Quando mi ero già quasi data per vinta nella ricerca, senza aspettarmelo vengo a sapere che una giovane ragazza del quartiere, Claudia, andava in Uruguay a fare un’esperienza con alcune suore che aveva conosciuto attraverso un frate cappuccino. Queste suore sono le Missionarie Francescane del Verbo Incarnato. Io raccontai a Claudia qualcosa delle mie inquietudini e poi in Uruguay lei parlò di me a Suor Fatima Godiño che, senza aspettare altro tempo e senza conoscermi, mi scrisse presentandosi e parlando della congregazione. Questo primo avvicinamento di sr Fatima fu molto significativo per me; da quel momento cominciammo a scriverci prima per lettera e poi per posta elettronica. L’accompagnamento si faceva attraverso questi mezzi. Nonostante la distanza io sentivo la vicinanza e l’affetto di Fatima e delle altre suore che accompagnavano con la preghiera.

Nel 2002 fui invitata, insieme alla mia amica Griselda, a partecipare ad una missione a Maldonado con altre aspiranti e postulanti. Era la prima volta che uscivo dal mio paese e poi per così tanto tempo, quasi un mese. In questa occasione conobbi personalmente la suora che mi accompagnava a distanza.

L’anno seguente Fatima fece il viaggio in Argentina e conobbe la mia famiglia e il mio paese. In agosto dello stesso anno vissi come aspirante per tre mesi nella comunità che si trova a Carlos Reyles (Durazno). In questo tempo mi accompagnò suor Shirley. Fu una bella esperienza forte allo stesso tempo perchè mi mise in discussione in vari aspetti: emotivo e affettivo, vocazionale, spirituale, umano. Sentivo che questo tempo vissuto lì era il tempo opportuno per prendere la decisione. E così fu. Tornai in Argentina e lì decisi di fare il “passo”: cominciare il postulandato che voleva dire cambiare Paese, cultura, modo di vivere…..

A cominciare da lì inizia una nuova tappa della mia vita, adesso già facendo parte di questa famiglia delle Missionarie Francescane del Verbo Incarnato. Sono già passati quattro anni da questo inizio ed è vicina la Prima Professione Religiosa. Le strade di Dio sono inimmaginabili e meravigliose!!!

Ringrazio Dio per avermi guidato e accompagnato in questo camminare e in maniera speciale per tutte le persone che furono, sono e saranno strumenti e segni del Suo Amore nella mia vita. Dopo la prima professione religiosa, ho cominciato la tappa dello juniorato a Maldonado. Sono arrivata alla mia nuova casa e alla mia missione come sorella professa: lì mi aspettavano le sorelle della mia comunità e tante persone con le quali ho condiviso la vita e la fede.

I primi tre anni di questo tempo di formazione li posso sintetizzare così: il primo è stato un anno molto difficile perché mi è costato adattarmi al nuovo luogo e al compito che portavo avanti nell’attività educativa della scuola. E’ stata una crisi molto forte che ho potuto vivere e superare grazie alla preghiera e all’Eucaristia di ogni giorno. Questi momenti erano come due “oasi” in mezzo al deserto. Mi hanno sostenuto anche la comunità, altre sorelle e alcune persone che il Signore ha messo sul mio cammino per aiutarmi. Sottolineo che in queste circostanze vissute, è stato molto importante il fatto di chiedere aiuto, poter esprimere e condividere quello che stavo vivendo e ascoltare , accogliere i consigli.

In seguito è arrivata un “aria di resurrezione”; un poco alla volta ho iniziato a percepire una “fioritura” dopo il “freddo invernale”, che in seguito avrebbe portato con sé nuovi frutti per il Regno. Ho avuto la possibilità di avere spazi nuovi : con bambini di un quartiere per attività educative, nella pastorale giovanile e nel servizio di musica liturgica, ecc. E’ stata molto significativa per me l’esperienza di stare in contatto e accompagnare i giovani di un gruppo parrocchiale. Questo mi ha riempito di vita nuova.: abbiamo condiviso molte attività e momenti tra i quali: ritiri spirituali, giornate, dialoghi, incontri con altri giovani, attività artistiche, progetti nuovi e originali preparati dagli stessi giovani. Essendo la parrocchia francescana abbiamo potuto approfondire la spiritualità e la missione del nostro carisma. Veramente questi giovani li porto nel mio cuore e nel mio ricordo.

Nella misura che passava il secondo e il terzo anno, ho cominciato a conoscere e ad amare sempre di più il luogo e la sua gente. Anche con le sorelle della comunità cresceva la confidenza e la stima reciproca importantissime nella costruzione della vita comunitaria. Al terminare il terzo anno le sorelle mi danno la notizia del cambio di comunità. Dovevo nuovamente “lasciare” per “accogliere” il nuovo in un altro luogo e insieme ad altre persone.

Quest’anno sono arrivata nella comunità che vive a Carlos Reyles, nell’interno dell’Uruguay, dove ero già stata quando ho fatto l’esperienza come aspirante. Qui ospitiamo 23 adolescenti che provengono da zone di campagna , dove non c’è possibilità di proseguire con gli studi. In paese invece frequentano le superiori. Oltre a questa missione siamo incaricate della pastorale parrocchiale perché non c’è un parroco nella comunità. Io sto accompagnando la catechesi e due gruppi di adolescenti.

Così posso dire che sto vivendo di nuovo il processo d’integrazione, di conoscere cose nuove, imparare, vedere e ascoltare per sentirmi parte della nuova comunità e missione. I cambi non sono facili, richiedono tempo, anche se ora ho un po’ più di esperienza di quella che avevo quando sono uscita dal noviziato. Una delle molte cose che ho imparato e continuo ad imparare è che anche se abbiamo una vocazione missionaria ( che il Signore ci ha regalato) sempre costa lasciare ciò che si conosce e accogliere il nuovo; però quello che costa di più e ci fa soffrire è quello che ci permette di spogliarci, di non accomodarci per non legarci a nulla né a nessuno ed essere così libere per appartenere solo a Dio e al suo Regno.

Suor Silvia del Buon Pastore