Breve profilo della Serva di
Dio
Madre Giovanna Francesca dello Spirito Santo
(al secolo Luisa Ferrari)
BIOGRAFIA
- L'ambiente familiare di Luisa
- L'indole e il carattere
- La vita cristiana
- Gli studi fatti
- Le attivita' educative
- La vocazione e la speciale attrazione del Verbo
- Il cammino francescano
- L'intuizione fondamentale
- Il carisma di Fondatrice
- L'esemplarita' apostolica
- Il mistero della croce nella fedelta' al carisma
- La gioia dell'aggregazione all'Ordine Frati Minori Cappuccini e dell'Approvazione ecclesiale
- Missionaria Francescana del Verbo Incarnato e Superiora generale
- Lo zelo missionario
- Nella Chiesa: amore al Papa, obbedienza, fedelta'
- Nel rinnovamento del Vaticano II con apertura ecumenica
- La maternita' spirituale
- La fecondita' del carisma
- Una 'donna di Dio'
- La 'Madre e le figlie'
- Il suo prezioso contributo per le Costituzioni rinnovate
- La purificazione e l'offerta
- L'incontro definitivo con lo 'Sposo'
- La fama di santita'
Madre Giovanna Francesca
dello Spirito Santo
(al secolo Luisa
Ferrari)
Fondatrice delle Missionarie Francescane del
Verbo Incarnato
nata a Reggio Emilia il 14 settembre 1888
e
morta in concetto di santita' nella Casa Generalizia
a
Fiesole (Firenze) il 21 dicembre 1984.
Ebbe con loro una relazione ricca di spontanea fiducia e di affetto, fondata sulla stima ed il rispetto e favorita dal suo carattere spiccatamente affettivo.
Attorniata da fratelli e da sorelle, Luisa ebbe nella famiglia una palestra per crescere nelle relazioni umane e per fortificare il proprio carattere; relazioni non sempre facili per la diversita' di eta', essendo la piu' piccola, e di sensibilita' e orientamento religioso.
L'indole e il carattere
Luisa ricevette dal padre soprattutto le caratteristiche intellettuali-volitive e dalla madre particolarmente l'indole religiosa e l'apertura alla vita cristiana.
Concordano le testimonianze nel ricordarla
piccola e gracile nella costituzione fisica, dal 'passo agile,
affrettato, tagliente quasi fendesse l'aria; figura scarna,
minuta' e con opposte caratteristiche:'Forte, virile, impulsiva, e immensamente sensibile'; 'paurosa ed audace nello stesso tempo'; 'mentre la cordialita' le viene cosi' spontanea, per natura e' timidissima'.
'Aveva una volonta' ferrea; era di carattere socievole e timido, arguto e dilettevole.
'Docile e battagliera insieme. Una specie di spremuta di dolcezza e di combattivita''.
Era intelligente, intuitiva, poetica; aveva 'eccezionali doti di mente e di cuore; memoria eccezionale, specialmente per le date'.
La ricchezza di sensibilita' umana che la caratterizzava la esponeva a intense sofferenze morali e spirituali, che col dono della fede poteva affrontare con serenita' e speranza.
'Gli occhi e lo sguardo tersi davano tanta fiducia', infondevano 'ottimismo e serenita''.
Essenziale, austera, 'nemica del formalismo, perfettamente libera, incontra le anime con espansione fraterna'.
Nel corso della sua lunga vita e' stato manifesto 'il crescere della tenerezza e della affettivita', sempre contenute nella dignita' e nella purezza di una 'sposa di Cristo', espressioni di un'autentica maternita' spirituale accogliente e incoraggiante.
La vita cristiana
Luisa ricevette il Battesimo il 3
novembre 1888 nel Battistero della cattedrale di Reggio
Emilia, e gli altri Sacramenti dell'iniziazione cristiana
secondo la tradizionale modalita' del tempo: la Cresima il
giorno di Pentecoste del 1897, all'eta' di nove anni, e la
Prima Comunione il 6 giugno 1901.L'indole profondamente religiosa di Luisa ha certamente favorito il suo aprirsi alla Grazia, aiutata nel cammino cristiano dalla madre, come ella dira', meno dagli altri famigliari, che assorbirono il clima anticlericale del tempo e si allontanarono dalla pratica cristiana.
In questo clima familiare Luisa dovette lottare per esprimere la propria religiosita' ed il fervore di vita cristiana che sentiva crescere in lei; lotta che la fortifico'; lotta che non la mise mai contro i fratelli, ma il loro ritorno alla fede ed alla pratica cristiana costitui' il suo costante assillo e concreto impegno lungo molti anni; e non fu senza frutto.
Questa situazione incidera' anche nelle successive scelte apostoliche di Luisa, che divenne particolarmente sensibile alla situazione dei 'lontani'. Per il loro ritorno alla Casa del Padre si prodigo' sempre e concretamente; tale atteggiamento diventera' una caratteristica peculiare della missione apostolica della Famiglia religiosa a cui dara' vita.
Gli studi fatti
Le condizioni benestanti della famiglia Ferrari consentirono un ottimo curriculum scolastico per tutti i figli: Giulio, medico; Anna (Nina) maestra e pittrice; Alda, maestra; Gaetano-Ascanio, ingegnere; Naborre, agronomo.Nel 1907 Luisa consegui' il diploma di abilitazione all'insegnamento elementare. Lei stessa racconta come il padre avrebbe voluto che proseguisse gli studi all'Universita' e che a malincuore assecondo' la sua richiesta di rinunciarvi, all'oscuro del motivo: il suo desiderio, coltivato nell'intimo, di consacrarsi a Dio.
Nel frattempo Luisa frequento' corsi di perfezionamento nel campo educativo e corsi di musica e lingua straniera e, successivamente, ottenne il diploma di maestra giardiniera.
Le attivita' educative
Come maestra elementare esercito' alcune supplenze, ma molto piu' mise a servizio la sua cultura in svariati servizi formativi, anche di singolare impegno direttivo quale quello nella Colonia-Scuola 'A. Marro' di Reggio Emilia per bambini e ragazzi con disturbi psichiatrici, e quello nell'Istituto Ciechi della medesima citta'.Si dedico' inoltre alla formazione morale-cristiana di giovani operaie, con conferenze ed altre iniziative; all'assistenza ai figli dei richiamati alle armi nel periodo bellico; a molteplici attivita' educative e di carita', sempre dando in tutto testimonianza di grande dedizione e sacrificio. Sono documentati apprezzamenti delle autorita' preposte a tali attivita' benefiche.
La vocazione e la speciale attrazione del Verbo
Nella giovinezza Luisa si apri' al progetto della consacrazione verginale a Cristo, sentita quale singolare grazia per se' e desiderabile per altre ed altri. Cristianamente aperta alla Grazia, ella 'avverti' presto una potentissima e dolcissima attrazione divina al Verbo, prima ancora di conoscerLo bene': un dono particolare per lei; un carisma per la Chiesa e per il Suo servizio al mondo.L'esperienza spirituale di questa attrazione si caratterizzo' anche di grazie mistiche, in particolare di frequenti 'voci dell'anima' che, secondo la sua stessa testimonianza, l'accompagnarono per tutta la vita.
Il cammino francescano
La scoperta di questa vocazione coincise
con l'incontro di Luisa con San Francesco e la sua
spiritualita'.Nel 1907 inizio' il cammino francescano che la porto', non solo a diventare una fervorosa Terziaria con la professione emessa nel 1909, ma anche a porre tutta se stessa a servizio della diffusione dell'Ideale francescano, sentito cosi' evangelico ed essenziale.
Con l'incarico di Segretaria della Congregazione del Terz'Ordine Francescano di Reggio Emilia (dal 1914-1922) e poi di Ministra (1922-1923), si prodigo' alla formazione dei membri, in Conferenze nelle quali tutta si spendeva, sia in citta' che in altri centri dell'Emilia, testimoniando un singolare ardore ed una dedizione che non passava inosservata e che coinvolgeva. Ne abbiamo riscontro in alcuni scritti di francescani dell'epoca.
Alla sequela di S. Francesco Ella si apri' all'Amore per Gesu' Crocifisso; amore che si concretizzava in penitenze, anche corporali, impegnative per il suo fisico fragile; in digiuni prolungati per potersi accostare quotidianamente al Banchetto Eucaristico; in disagi di ogni genere assunti nell'attuazione delle piu' svariate opere di carita' e di soccorso ai bisognosi.
La 'lettura' che Luisa-Madre Giovanna fara' dei valori vissuti da San Francesco, e che voleva rivivere e far rivivere, e' particolarmente ricca: '… chiedo a Dio, per intercessione di San Francesco, per me, per le mie Figlie, per tutti i Francescani, di darci il Suo fuoco di amore, per Iddio e per il prossimo, la Sua immersione nella Passione di Cristo, la semplicita' della Sua Fede, la purezza della Sua vita, la gioia della Sua fraternita', il canto di tutte le creature, l'obbedienza alla S. Chiesa, la passione per la Pace, la ammirazione per tutto il creato e il 'tutto' della Sua Dottrina'.
L'intuizione fondamentale
L'intuizione fondamentale che caratterizzo' la vita e la spiritualita' di Madre Giovanna parti' dalla luce primordiale del Verbo, del Verbo Figlio in quanto preesistente all'Incarnazione. Per questo dono ella si fece attenta discepola della Parola, impegnata nella piena corrispondenza a tale Luce, che la porto' ad accentrarsi nel mistero del Verbo fatto Carne e nella missione di prepararGli la via.La spiritualita' francescana in Luisa si intreccia con la spiritualita' del predicatore del deserto del mondo che prepara le vie del Signore.
Fondamentale al riguardo l'esperienza avuta a Savignano (Forli'), durante la Liturgia Eucaristica, quando, in 'un martirio di apostolico ardore' si senti' chiamata a prolungare la missione del Battista con l'obbedienza al 'Preparate le vie del Signore!'.
Altra esperienza intensissima e fondamentale fu quella fatta a Loreto dove, il 16 luglio 1923 insieme alla sua prima compagna Margherita Bertolotti poi madre Paola, leggendo la scritta posta sull'altare della Santa Casa: 'Hic Verbum caro factum est', avverti' la chiamata a 'glorificare l'incarnazione di Dio nelle anime lontane e smarrite, con un'opera pulsante di sacrificio e di donazione assoluta alla sua vittoria ed al suo ritorno'.
Il carisma di Fondatrice
La consapevolezza crescente della chiamata ad iniziare per questo una risposta nuova ed il raccogliersi intorno a lei di altre compagne attratte dal medesimo Ideale, la fecero ancora piu' decisa a non sottrarsi a questo volere di Dio.Nella ricerca costante di rispondervi e nel discernimento di quanto avvertiva nello spirito, sempre fece tesoro della direzione spirituale di santi e dotti sacerdoti, specie Minori Cappuccini.
Dal 1927 ebbe il conforto della direzione
spirituale di padre Daniele Coppini da Torricella ofm cap.,
oggi venerabile. Con la sua collaborazione, il 10 dicembre
1929, nell'Oratorio detto delle Otto facce a Reggio Emilia,
radunera' le prime compagne decise ad impegnarsi con lei nella
realizzazione del progetto di Dio.L'anno successivo, 1930, nel medesimo giorno, avvenne l'apertura della Casa di Motta Filocastro in Calabria da parte delle prime compagne la' inviate dopo la provvidenziale chiamata del parroco padre Achille Fosco ofm conv. Fu l'inizio della nuova Famiglia spirituale con la denominazione di: 'Spose del Verbo'.
Luisa, che aveva preso il nome di Madre Giovanna, impegnata in un'eroica assistenza ai genitori anziani e malati, dovra' rimandare fino alla loro morte, due anni circa, il suo concreto congiungimento alla Comunita' che aveva fondato, prima in Calabria, quindi in Emilia dove il gruppo gia' si andava estendendo con l'apertura della casa di Sabbione e poi di Villarotta.
L'esemplarita' apostolica
La sua presenza nel gruppo divenne sempre piu' incisiva, non solo per le evidenti grazie carismatiche, ma anche per l'esempio di una dedizione apostolica eccezionale, che la vide in prima fila nel cercare di tradurre in attivita' missionaria quanto percepito del Mistero di Dio, secondo la particolare lettura che il carisma le donava.Il ricordo di questa sua forte ed esemplare attivita' e' rimasto vivo, non solo nelle 'figlie', ma in quanti hanno goduto di questo dono.
Il mistero della croce nella fedelta' al carisma
La sua corrispondenza al carisma di fondatrice fu, fin dall'inizio, caratterizzata dalla croce, soprattutto negli anni dell''attesa cocente' di vedere realizzato il progetto di Dio, quindi nelle difficolta' di accoglienza che il 'nuovo', specie dello stile apostolico esercitato, trovava in ambito soprattutto ecclesiale; croce che si fece particolarmente pesante quando l'impegno apostolico intenso, a cui si era sottoposta, compromise in forma grave la sua salute fisica.La croce ebbe certamente un momento culmine nelle vicende relative alle procedure per il riconoscimento giuridico della sua Famiglia religiosa quando, nel difficile periodo bellico, mentre si trovava sfollata a S. Antonio Morignone (Sondrio), nella diocesi di Como, per una serie di difficolta' ed incomprensioni, si delineo' un cambiamento di indirizzo della spiritualita' del gruppo.
Ella, che non poteva concepirsi che francescana, e che a tale spiritualita' aveva e voleva nutrita la nascente Famiglia, si trovo' a lottare: 'O francescana, o morta!'. Fu una sofferenza che la provo' dolorosamente, ma la porto' ad aprirsi ancor piu' all'azione dello Spirito Santo.
La volonta' di Dio, sempre cercata, fu il punto che la mantenne filialmente abbandonata all'Amore e nello stesso tempo ferma in cio' che sentiva essenziale del carisma ricevuto per la Chiesa e per l'umanita' bisognosa.
Per questa volonta' di Dio, per la fedelta' al carisma, accetto' la deposizione da Superiora generale ed il tempo di solitudine a Mazzo in Valtellina, allontanata dalla guida della sua Famiglia religiosa.
Non smise pero' di lottare, con l'impeto della sua natura e con l'umilta' del suo francescanesimo, perche' la Chiesa riconoscesse quanto il Signore le aveva donato e che sentiva cosi' urgente, quale contributo alla Sua missione, come aveva gia' efficacemente esperimentato.
La gioia dell'aggregazione all'Ordine Frati Minori Cappuccini e dell'Approvazione ecclesiale
Nel 1946, l'Aggregazione delle 'Terziarie Francescane «Spose del Verbo»' all'Ordine Frati Minori Cappuccini, mediante l'interessamento di padre Bonaventura Romani da Pavullo, ministro provinciale dei cappuccini di Parma, e l'aiuto competente del Procuratore generale dell'Ordine padre Agatangelo Carpaneto da Langasco, fu considerato da Madre Giovanna un dono del Cielo ottenuto per l'intercessione di padre Daniele Coppini da Torricella, suo santo direttore spirituale e collaboratore nella fondazione, da poco deceduto nel giorno significativo del 10 dicembre 1945, anniversario della fondazione.L'Aggregazione appiano' la strada per il riconoscimento ecclesiale della Famiglia religiosa. Il 2 luglio 1947, con l'approvazione diocesana, e l'11 ottobre dello stesso anno, con il proto-decreto pontificio, il gruppo, con la nuova denominazione di 'Missionarie Francescane del Verbo Incarnato', trovo' finalmente la sua collocazione ufficiale nella Chiesa, confermata col decreto di lode nel 1972.
Missionaria Francescana del Verbo Incarnato e Superiora generale
Madre Giovanna fortemente provata nella salute, ma gioiosa nella ritrovata atmosfera spirituale francescana e riconoscente per l'approvazione ricevuta, emise la Professione perpetua il 3 luglio 1947 a S. Antonio Morignone (Sondrio) nelle mani di padre Agatangelo Carpaneto da Langasco ofm cap., delegato dalla Sacra Congregazione per i Religiosi e gli Istituti secolari.Madre Giovanna venne riconfermata alla guida dell'Istituto, nel servizio di Superiora generale; servizio che visse sempre con la massima dedizione, pur nelle provate condizioni fisiche.
Lo zelo missionario
In tali condizioni ed in eta' gia'
avanzata, non ricuso' di affrontare viaggi missionari
disagevoli: con la nave nel 1952-1953 in Uruguay; con l'aereo
nel 1961 in Uruguay e Cile; per essere vicina alle Figlie
impegnate a vivere quell'apertura universale che ella sentiva
congeniale al suo amore ed alla sua missione e che il carisma
sollecitava a tutta la Famiglia religiosa.
Viaggi
sempre preparati con la partecipazione all'udienza del Papa
per ricevere luce; esperienze emozionanti come quella del 1952
da lei descritta: 'sul ponte di comando, al sole e al vento!
offro, sulla linea che divide il mondo nei due emisferi, le
figlie e i figli per il trionfo di Cristo, in essi e per la
salvezza delle anime'; offerta sigillata con il canto del
Magnificat.
In tali viaggi, esperimento' l'urgenza della missione e
gioi' per l'ampiezza di orizzonte che offriva; testimonio'
grande passione e vivo desiderio di 'tutti incontrare per
tutti attrarre all'Amore', per la realizzazione della
comunione piena con il Signore: 'Ut unum
sint!'.
Nella Chiesa: amore al Papa, obbedienza, fedelta'
Un forte senso di appartenenza alla Chiesa caratterizzo' Madre Giovanna ed un vivo amore filiale al Papa, il 'dolce Cristo in terra', accompagno' sempre l'obbedienza al Suo magistero.Con spirito profetico desidero' e vide il Papa ritornare 'pellegrino per le vie del mondo'; per tale auspicato evento prego', offrendosi fin dal 1922 per l'incolumita' del Papa e volle la sua Famiglia religiosa impegnata nella medesima offerta, come evidenzia l'articolo 11 delle Costituzioni rinnovate, a sigillo di una costante tradizione.
Nel contesto delle celebrazioni conclusive del XXV di fondazione dell'Istituto, nel solco della tradizione francescana, il Cardinale Giuseppe Siri, arcivescovo di Genova, prese possesso dell'ufficio di 'cardinale Protettore' dell'Istituto; cio' fu per Madre Giovanna un sentirsi ed un ritrovarsi, sia personalmente che come Istituto, sempre piu' nella vita della Chiesa, per vivere come San Francesco in fedelta' ad Essa.
Nel rinnovamento del Vaticano II con apertura ecumenica
Questo impegno di fedelta' alla Chiesa e la 'novita'' che il carisma le sollecitava portarono Madre Giovanna alla piena assunzione dello straordinario evento ecclesiale del Concilio Ecumenico Vaticano II, alla fervorosa attenzione a promuoverne nell'Istituto lo spirito di rinnovamento, cosi' consono con i valori evangelici e con lo stile apostolico che da sempre aveva cercato di vivere e di inculcare. Docile allo Spirito Santo, la sua anima aveva un'apertura sconfinata, veramente ecumenica, capace di vedere, capire, assimilare cio' che il Signore le faceva scoprire di nuovo e di profondo.La maternita' spirituale
Madre Giovanna nutriva stima e venerazione verso i sacerdoti per la loro alta dignita' e per il loro insostituibile ministero ecclesiale, al quale ricorreva con fede. Era sempre pronta a difenderne la stima tra il popolo e, personalmente come attraverso le 'figlie', a spendersi in aiuto del loro servizio pastorale.Consapevole di un 'mandato' che sentiva insito nel suo carisma di fondatrice, non si stancava di animare i sacerdoti che incontrava a vivere con rinnovato zelo il loro ministero, coinvolgendoli nella medesima passione per il mistero del Verbo fatto carne, sollecitandoli alla santita' di vita ed allo spirito apostolico-missionario piu' ardente, nell'annuncio coraggioso della Parola, nell'amministrazione dei tesori della Redenzione, nell'essere guida ad una vita di fede che si concretizza nelle opere di ardente carita' per tutti, specialmente per i piccoli, gli emarginati, i lontani.
La fecondita' del carisma
Il fascino di questa proposta e l'urgenza di rispondervi trovarono eco in alcuni sacerdoti con tentativi di aggregazione, di coinvolgimento comunitario.L'11 ottobre 1962, nel giorno dell'apertura solenne del Concilio Ecumenico Vaticano II, la presenza in Piazza S. Pietro di Madre Giovanna con padre Bonaventura Romani ofm cap. e con don Pier Maria Ferrari, sacerdote della diocesi di Brescia, significo' porre sotto la particolare azione dello Spirito Santo e nel clima di rinnovamento che ne sarebbe scaturito, la traduzione di quanto lei andava sollecitando: 'nuovi apostoli ecumenici'.
La condivisione del carisma di Madre Giovanna stimolera' il sacerdote bresciano a riunire attorno a se' un piccolo nucleo di sacerdoti diocesani e di laici per costituire un'Associazione, denominata 'Comunita' del Cenacolo', il cui reciproco legame sara' costituito dal 'sacramento' dell'amicizia.
Con l'opera del medesimo sacerdote attento ad approfondire il carisma della Madre sara' costituita un'Associazione femminile denominata 'Comunita' Mamre'': signorine laiche che vivendo il Battesimo e la Cresima, mettono i loro beni in comune, per testimoniare la Carita' di Cristo, servendo gli anziani, gli ammalati oncologici, ed i portatori dei piu' svariati handicap.
Queste Comunita', fondate da don Pier Maria Ferrari ed approvate dall'Ordinario diocesano, si riconoscono una espressione del carisma di Madre Giovanna.
Una 'donna di Dio'
Molte persone, di ogni categoria e ceto, percepirono il fascino spirituale di Madre Giovanna, si sentirono avvolti dalla sua spiritualita' e maternita', e trovarono il coraggio di una vita cristiana piu' impegnata, a cui ella sempre spronava.
La sua spiccata personalita' e l'evidente
fervore carismatico che l'animava, non passavano inosservati;
molti che la incontravano restavano convinti di aver
incontrato una 'donna di Dio' e si dicevano profondamente
toccati nello spirito da tale incontro.Madre Giovanna, nella sua lunga vita, ha incarnato i valori della femminilita' cristiana: le qualita' tipicamente femminili, trasfigurate dal Vangelo e dallo Spirito Santo.
Alcune testimonianze sottolineano che ella fu:
donna 'sensibile, poetica, con grande ricchezza affettiva e luminoso candore verginale; quando parlava di Dio le sue parole erano come un incendio d'amore che proveniva dal cuore e splendeva negli occhi'.
Nella difesa della Verita' e della Giustizia non indietreggiava mai ed era pronta a pagare di persona, affermando con forza, nella voce e nei gesti, il 'Non licet!', come fece San Giovanni Battista. Era evidente la sua intensa 'passione' per il Verbo Incarnato: passione della 'Sposa' che Lo contempla e Lo ama in tutti i suoi aspetti, soprattutto come Amore-Crocifisso. La sua 'ricca umanita', anche nascondendo dolori profondi, pure in tardissima eta', si esprimeva in una letizia che era profonda carita''. Grande zelo mise Madre Giovanna negli incontri a tu per tu con le persone che accorrevano al suo consiglio; grande dedizione nella comunicazione, anche tramite lo scritto, che la impegnava durante il giorno e particolarmente nelle ore notturne. La quantita' delle lettere, nella quasi totalita' manoscritte e amorosamente conservate dai destinatari, testimoniano la fede che l'animava e la carita' con cui si faceva tutta a tutti, con viva attenzione a ciascuno, raggiunto nella sua particolare situazione di bisogno, nella volonta' di aiutare, soccorrere, animare, slanciare a mete piu' alte di vita cristiana, di santita'.
La 'Madre e le figlie'
La maternita' di Madre Giovanna per le 'figlie' si
esprimeva con dolcezza e forza nel trasmettere loro i valori
del Vangelo che erano chiamate ad incarnare; con una vicinanza
amorosa a ciascuna, nelle diverse situazioni della vita in cui
si veniva a trovare, con speciale cura per il loro cammino di
santita'.
S'interessava sempre dei loro familiari, facendosi lei medesima vicina ad essi con la preghiera e lo scritto; e spronava a coinvolgerli nella grazia della vocazione per un incremento in loro di vita cristiana.
Quando nel 1972 Madre Giovanna lascio' la guida dell'Istituto continuo' il suo servizio materno presso le singole figlie, sia incontrandole che raggiungendole mediante lo scritto, sempre puntuale nelle feste onomastiche da lei particolarmente raccomandate per la vita fraterna nella comunita'. Additava l'esemplarita' dei Santi ed invitava ad imitarli; Santi con i quali Ella viveva abitualmente in straordinaria familiarita'.Il suo prezioso contributo per le Costituzioni rinnovate
Nella sua posizione di Fondatrice e Superiora generale
emerita continuo' a seguire l'Istituto nel suo cammino di
espansione e di rinnovamento conciliare.
Il lavoro per il
rinnovamento dei Testi legislativi che sfocio' nel Capitolo
generale del 1981 la trovo' attenta ed attiva, ferma
nell'indicare i valori evangelici del carisma ed aperta alle
giuste esigenze del tempo.
Grande fu la sua esultanza, anche per una certa analogia
con l'esperienza di Santa Chiara, quando nel dicembre 1981,
nel contesto della Celebrazione conclusiva del Cinquantesimo
di fondazione dell'Istituto svoltasi a Fiesole, ricevette le
Costituzioni rinnovate ed approvate dalle mani dello stesso
Prefetto della Congregazione per la vita religiosa, il
cardinale Eduardo Pironio.
La purificazione e l'offerta
Lungo il corso della sua vita, Madre Giovanna fu spesso provata dalla sofferenza fisica e spirituale: per la costituzione gracile, per le malattie, per la particolare sensibilita', per le fatiche e le prove inerenti la sua missione di fondatrice e di guida spirituale della famiglia religiosa; nella lotta fra certezze e aridita'; inoltre, per le limitazioni conseguenti l'infarto subi'to nel 1966 e la rottura del femore accadutale nel 1980.Riconoscente per le amorose cure ricevute, testimonio' nelle diverse situazioni accettazione e valorizzazione di tali eventi di dolore, nei quali sempre leggeva l'amorosa volonta' di Dio, la grazia di una purificazione, l'occasione per un'offerta. A questo ebbe modo di spronare anche le figlie e le persone che ricorrevano a lei nelle loro difficolta'.
Gioiosamente lucida anche nell'eta' avanzata e giovane nello spirito, si concentro' sempre di piu' nella preghiera e nell'offerta: clima spirituale che caratterizzo' tutta la sua vita per cui 'era immersa in Dio e nelle Verita' celesti come il pesce nell'acqua'. In un crescendo di partecipazione al mistero di Cristo e in una volonta' di lasciarsi conformare alla Sua immolazione per l'umanita', viveva la beatitudine di chi confida nel Signore e si abbandona a Lui.L'incontro definitivo con lo 'Sposo'
Anche negli ultimi mesi, quando per i suoi 96 anni e l'indebolimento generale le condizioni di Madre Giovanna si alternavano tra aggravamento e piccole riprese, 'la sua stanza – testimonio' la Superiora generale – era diventata un luogo di preghiera; chi veniva a trovarla sostava volentieri in preghiera accanto a lei e spesso i sacerdoti vi celebravano l'Eucaristia'.Il 1 novembre 1984 vi celebro' l'Eucaristia il vescovo di Fiesole mons. Luciano Giovannetti, che le amministro' anche l'Unzione degli infermi.Mori' alle ore 4,30 del 21 dicembre 1984, alla bella eta' di novantasei anni, amorosamente assistita; mori' lasciando dietro di se' fama di santita'.
La santa morte di Madre Giovanna, avvenuta nel tempo liturgico dell'Avvento e nell'imminenza del Natale, trovo' nella liturgia di quei giorni sublimi pagine della Scrittura, le piu' adatte alla spiritualita' che aveva animato la risposta a Dio di Madre Giovanna: il Cantico dei cantici e soprattutto il Vangelo dell'Annunciazione e della Visitazione.
I funerali di Madre Giovanna si
celebrarono solennemente nella cattedrale di Fiesole il 23
dicembre alle ore 15 presieduti dal vescovo diocesano mons.
Luciano Giovannetti, con il quale concelebrarono mons. Antonio
Bagnoli, vescovo emerito di Fiesole, mons. Camillo Ruini,
vescovo ausiliare di Reggio Emilia-Guastalla, l'abate di
Vallombrosa mons. Enrico Baccetti ed una quarantina di
sacerdoti diocesani, minori francescani, parroci ed
amici.
Numerose le 'Figlie' presenti; altre subito dopo la
morte si erano turnate per far vista alla
salma.
Significative le rappresentanze civili e molti i
fedeli provenienti particolarmente dai luoghi di presenza
dell'Istituto.
Il giorno seguente il funerale, la salma della Madre fu trasferita ad Assisi dove, dopo la Celebrazione eucaristica con esequie presieduta nella cattedrale di San Rufino dall'Ordinario diocesano mons. Sergio Goretti, ebbe tumulazione privilegiata nel sarcofago predisposto vicino alla cappella della Casa di noviziato in Assisi. Lo aveva desiderato e richiesto con uno scritto del 17 ottobre 1968: '... per essere in unita' di risveglio al nostro serafico P. S. Francesco ... chiedo d'essere sepolta nel mistico vivaio di « Plantula mea » in Assisi - in perpetuo - per essere vivo, materno, perenne propulsore di nostra spiritualita' all'intera diletta Congregazione...'.
Preziose testimonianze documentano la fama di santita' di Madre Giovanna, sia all'interno dell'Istituto da lei fondato, che all'esterno.Sono testimonianze che fioriscono da un contesto di quotidianita' vissuta nel ricordo di lei e nell'esperienza della sua consolante vicinanza spirituale e della sua materna intercessione presso Dio nelle diverse necessita'.
La testimonianza di Madre Giovanna quale francescana autentica, 'madre' e missionaria appassionata e' certamente un 'dono' di Dio alla Chiesa; l'Opera da lei iniziata e' una 'provvidenza' per i bisognosi nel corpo e nello spirito, specie i piu' emarginati e lontani.